RISCOSSIONE ESATTORIALE

LA RISCOSSIONE ESATTORIALE: RUOLO & CARTELLA DI PAGAMENTO

Cos’è?

È quella speciale forma d’esecuzione coattiva volta al recupero dei crediti vantati dallo Stato o dagli Enti locali nei confronti dei contribuenti.

Rispetto alle procedure di esecuzione dei crediti privati, quella pubblica presenta due fondamentali caratteristiche:

  • la separazione tra l’Ente creditore (detto Ente impositore), ossia l’Agenzia delle Entrate per i tributi erariali o la Regione o il Comune per quelli locali, e l’Agente della Riscossione (deputato alla materiale riscossione delle somme dovute mediante i pignoramenti, previa notifica delle cartelle di pagamento), ossia  la nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione che ha sostituito Equitalia S.p.A. o Riscossione Sicilia S.p.A.;
  • il potere dell’ente impositore di autoprodurre il titolo esecutivo, ossia il cosiddetto ruolo.

Il ruolo.

Come per l’espropriazione ordinaria, l’esecuzione esattoriale non può avere luogo che in virtù di un titolo esecutivo, che è rappresentato dal ruolo emesso dall’Ente creditore, consegnato all’Agente della Riscossione, in cui sono indicati, in un elenco, i contribuenti-debitori e le somme dovute per imposte e tasse non pagate.

Il Ruolo, dunque, rappresenta il titolo che legittima l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ad attivare il procedimento di riscossione esattoriale, a volte preceduto da un avviso bonario emesso dall’Ente creditore in cui  invita il contribuente a pagare quanto dovuto, avvertendolo che, in caso di inadempimento, procederà con l’affidamento  del carico all’Agente della Riscossione.

La cartella di pagamento.

Prima che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione proceda con la riscossione coattiva del credito (pignoramento) o con l’adozione di misure cautelari (fermo amministrativo, iscrizione di ipoteca, ecc.), l’Agente della Riscossione è tenuto a notificare al contribuente la cartella di pagamento, che costituisce un atto “complesso” – parificabile all’atto di precetto – che contiene la trasposizione contabile e sintetica del ruolo riferito al singolo contribuente e, al tempo stesso, l’intimazione al pagamento entro 60 giorni, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata.

Elementi fondamentali della cartella di pagamento sono l’indicazione:

  1. del titolo, ossia gli estremi del ruolo (numero e anno) e la data in cui questo è stato reso esecutivo, mediante la sottoscrizione del funzionario dell’Ente impositore;
  2. del nominativo del responsabile del procedimento;
  3. dell’atto presupposto, ossia dell’atto di accertamento nel quale si è liquidato il tributo dovuto e della sua data di notifica al contribuente;
  4. della motivazione, ossia dei tributi dovuti e del loro ammontare, degli interesse e della loro base di calcolo, nonché delle sanzioni irrogate

La contestazione della cartella di pagamento.

La Cartella di pagamento qualora presenti dei vizi di forma o qualora il contribuente ritenga illegittima la pretesa, può essere impugnata innanzi all’Autorità giudiziaria competente in base alla natura del debito in essa contenuto.

In particolare, se la Cartella di pagamento riguarda:

  • imposte e tasse, erariali o locali, la competenza è della Corte di Giustizia Tributaria di primo grado;
  • sanzioni amministrative per violazioni del Codice delle strada, la competenza è del Giudice di Pace;
  • contributi dovuti all’Inps o all’Inail, la  competenza è del Giudice del Lavoro.

Il termine per impugnare è di 60 giorni, nel caso di imposte e tasse, di 40 giorni in caso di contributi e di 30 giorni in caso di multe stradali. Superati tali determini, la cartella diviene definitiva e cioè non più contestabile e il credito in essa contenuto irretrattabile. Non opera, invece, il principio della conversione della prescrizione breve in ordinaria che vale esclusivamente per le pretese tributarie che sono state oggetto di una sentenza passata in giudicato.

Il principio della non impugnabilità.

Ogni atto autonomamente impugnabile può essere contestato solo per vizi propri. Secondo tale principio normativo, la cartella di pagamento può essere impugnata solo per i vizi che essa presenta. Talché se la cartella riguarda somme derivanti da un precedente atto impositivo (l’atto presupposto), come un avviso di accertamento che è già stato regolarmente comunicato al contribuente, la stessa, laddove sia esente da vizi (ad esempio, la mancata indicazione degli elementi essenziali, l’irregolarità della notifica, ecc.), non potrà essere impugnata, essendo il credito iscritto a ruolo già definitivo. 

L’unica eccezione riguarda la mancata o irregolare notifica dell’atto presupposto (per es. dell’avviso di accertamento) nel cui caso, avendo il contribuente scoperto per la prima volta la pretesa tributaria, avrà il diritto di contestare la cartella di pagamento anche con riferimento al credito in essa contenuto.

La prescrizione del credito.

Tutti i diritti di credito sono soggetti all’estinzione per inerzia del suo titolare protrattasi per un determinato periodo di tempo. Si parla, in tal caso, di prescrizione del credito. Tale istituto opera anche per i crediti pubblici. 

Il periodo necessario per l’intervento della prescrizione varia a seconda della natura del credito. Infatti, i crediti erariali (Irpef, Ires, IVA, Canone RAI, ecc.) si prescrivono in 10 anni, i crediti locali (TARI, IMU, ecc.) e i crediti contributivi si prescrivono in 5 anni. Unica eccezione è costituita dal bollo auto che si prescrive in 3 anni.

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