RECUPERO CREDITI

IL RECUPERO CREDITI

In cosa consiste?

Il Recupero crediti è quell’attività che permette di ottenere somme di denaro dovute al creditore in forza di contratti non rispettati (come, ad esempio, forniture di merci o prestazioni di servizi) ovvero assegni o cambiali rimasti impagati.

L’attività di recupero prevede una prima fase stragiudiziale che si svolge mediante l’invio, a mezzo raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata (pec), di una lettera di sollecito di pagamento con cui si intima al debitore di pagare le somme dovute al creditore entro un termine congruo (solitamente 15 giorni), costituendolo, al contempo, in mora (con il conseguenziale riconoscimento degli interessi di mora). Nel caso di mancato pagamento entro il termine indicato il creditore può procede con la fase giudiziale che, di norma, prevede il deposito di un ricorso per Decreto Ingiuntivo innanzi al Giudice competente per territorio (il Giudice del luogo in cui il debitore è residente o ha la sede legale) e per valore (fino alla riforma attuata con il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149 – Riforma Cartabia – fino a 5.000 Euro la competenza era del Giudice di Pace; a partire dal 30 giugno 2023, la competenza sarà del Giudice di Pace fino a 10.000 Euro).

Cos’è il Decreto Ingiuntivo?

L’art. 633 c.p.c. prevede la possibilità per chi si afferma titolare di un diritto di credito avente ad oggetto una somma di denaro può domandare con ricorso al giudice competente di ordinare al debitore di pagare, entro 40 giorni, l’importo dovuto al creditore. Superato tale termine senza che sia stato effettuato il pagamento dovuto, il Decreto acquista efficacia esecutiva. Il decreto ingiuntivo viene emesso, senza sentire previamente la parte debitrice, solo se il creditore produce una prova scritta del credito (che può essere costituita dal contratto, dal bonifico, dalle fatture, dalle scritture contabili e da ogni altro documento attestante il diritto alla corresponsione della somma di denaro). 

Il decreto ingiuntivo può anche essere emesso provvisoriamente esecutivo in 2 casi:

  1. laddove sussista una prova scritta proveniente direttamente dal debitore;
  2. vi sia pericolo nel ritardo, cioè quando il creditore corra il rischio che nell’attesa dei 40 giorni il debitore possa privarsi dei propri beni, onde vanificare la successiva procedura esecutiva.

Attenzione! In queste ipotesi, il Decreto Ingiuntivo è immediatamente titolo esecutivo e il termine dei 40 giorni è sì previsto ma esclusivamente per l’Opposizione al decreto ingiuntivo.

Opposizione Al Decreto Ingiuntivo.

Quando al debitore viene notificato il Decreto Ingiuntivo, la legge permette di contestare l’esistenza e/o l’ammontare del credito entro un termine di 40 giorni decorrenti dalla notificazione del Decreto. L’Opposizione si propone nelle forme della citazione o del ricorso (nel caso di crediti di lavoro) dinanzi all’Ufficio Giudiziario che ha emesso il Decreto Ingiuntivo. Con ciò si apre una fase successiva che instaura un vero e proprio giudizio ordinario, in cui spetterà al creditore opposto dimostrare l’esistenza del proprio diritto di credito “sommariamente” accertato nella prima fase.

Quali sono gli esiti dell’opposizione?

In caso di rigetto dell’Opposizione, il Decreto Ingiuntivo viene confermato e, ove non ne sia già munito, acquista efficacia esecutiva e diviene definitivo. 

In caso di accoglimento (anche parziale) dell’Opposizione, il Decreto Ingiuntivo viene annullato e i rapporti tra le parti restano regolati dalla sentenza di accoglimento dell’opposizione che costituisce titolo esecutivo (nel caso di accoglimento parziale, la sentenza riconoscerà la sola quota del credito accertato nel giudizio).

L’espropriazione forzata.

Se il debitore non paga spontaneamente, nel termine di 40 giorni o a seguito della sentenza di rigetto dell’opposizione, il creditore può procedere con la fase esecutiva e, dunque, con il pignoramento dei beni del debitore. Tuttavia, prima di procedere in tal modo, è obbligato a intimare l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria, entro 10 giorni, al debitore mediante la notifica dell’atto di precetto.

Decorsi 10 giorni dalla notifica, il creditore ancora insoddisfatto può procedere con l’atto di pignoramento, con cui l’Ufficiale Giudiziario pone sui beni individuati o sui crediti vantati dal debitore esecutato verso terzi un vincolo di indisponibilità e di destinazione al soddisfacimento del credito azionato. Possono pignorarsi i mobili, l’automobile, il conto corrente, le carte prepagate, un quinto dello stipendio o della pensione, le quote societarie fino ad arrivare agli immobili. 

Attraverso il pignoramento, il creditore può ottenere, facendone domanda al Giudice dell’esecuzione, entro 90 giorni dall’atto esecutivo, la vendita coattiva dei beni pignorati o l’assegnazione di crediti vantati dal debitore esecutato verso terzi.

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