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PROVE DOCUMENTALI “MODERNE”. WHATSAPP, EMAIL E CD

Al giorno d’oggi WhatsApp e le Email costituiscono lo strumento sicuramente più usato nella vita di tutti i giorni. Si tratta di sistemi di comunicazione diretta a distanza veloci e istantanei che nell’ambito sia privato che lavorativo, consentono di inviare e ricevere messaggi scritti o note vocali.

La frequenza di utilizzo dei messaggi inviati attraverso caselle di posta elettronica ovvero l’applicazioni di messaggistica istantanea ha aumentato in misura esponenziale i casi in cui questi messaggi possano costituire ammissione di un debito, quale prova legale per ottenere l’emissione di un’ingiunzione di pagamento.

I messaggi WhatsApp quale prova del credito.

Il Giudice di Pace di Latina, con il Decreto Ingiuntivo n. 2399/2021, ha ritenuto prova scritta dell’esistenza del diritto di credito azionato dal ricorrente (nel caso di specie, il pagamento residuo per l’avvenuta compravendita di n. 2 cani), ai fini dell’emissione del decreto ai sensi dell’art. 633 ss. c.p.c., lo screenshot (la riproduzione in immagine del display) dei messaggi “dimostrativi” della chat di WhatsApp con il debitore e la conseguente stampa cartacea o riproduzione digitale (in file .pdf) dell’immagine depositata nel fascicolo di parte come prova del credito stesso.

Accogliendo il ricorso, il Giudice di Pace ha sostanzialmente “condiviso” le argomentazioni giuridiche del ricorrente, che, richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione intervenuta in materia di efficacia probatoria degli SMS e delle Email,estendevano i medesimi principi enunciati agli screenshot dei messaggi WhatsApp.

In particolare, di primaria importanza nel ragionamento del Giudice è stata la sentenza n. 19155/2019, in cui i Giudici di legittimità hanno fatto il punto dell’evoluzione giuridica delle nuove forme di comunicazione “istantanea” (SMS ed Email).

Il caso concreto.

Nel caso concreto, la Cassazione era stata chiamata a pronunciarsi su un’impugnazione di una sentenza del Tribunale di Mantova in cui il  ricorrente lamentava la falsa ed errata applicazione degli artt. 2702 e 2712 cod. civ. per avere il Giudice di merito riconosciuto efficacia probatoria, quale scrittura privata, a tre messaggi telefonici (SMS) riprodotti meccanicamente, attribuendoli erroneamente al presunto autore, pur essendo privi di sottoscrizione e del numero di cellulare del soggetto che li aveva inviati e del soggetto che li aveva ricevuti.

La posizione della giurisprudenza.

I Giudici di legittimità hanno respinto la censura mossa avverso la decisione del Tribunale di Mantova richiamando, all’uopo, la propria pregressa giurisprudenza in materia di efficacia probatoria degli SMS.

In particolare, la Cassazione ha ritenuto che gli short message service (“SMS”) contengono la rappresentazione di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti e, dunque, sono riconducibili nell’ambito dell’art. 2712 cod. civ. (cfr. Cass. 5141/2019). Allo stesso modo, ha ritenuto, per quanto riguarda i messaggi di posta elettronica, che le Email costituiscono documenti elettronici che contengono la rappresentazione informativa di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti che, seppur privi di firma, rientrano tra le riproduzioni informatiche e le rappresentazioni meccaniche di cui all’art. 2712 cod. civ. (cfr.Cass. 11606/2018; Trib. Milano 466/2021).

In entrambe le ipotesi, la Corte ha sostanzialmente equiparato sia gli SMS sia le Email alle riproduzioni meccaniche quali fonti di “piena prova” ai sensi dell’art. 2712 cod. civ., a mente del quale “Le riproduzioni fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate […]”.

L’attività della Corte è stata quella di un’interpretazione estensiva della norma e, nello specifico, dell’inciso “ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose”, che ha condotto a ricomprendervi ogni nuova forma di rappresentazione dei fatti, espressamente non elencata nella disposizione codicistica.

Tuttavia, se da un lato i messaggi istantanei e le Email sono stati equiparati alle riproduzioni meccaniche ai cui l’art. 2712 cod. civ. riconosce efficacia di piena prova dei fatti e delle cose in essi rappresentati, dall’altro lato, sono stati assoggettati al medesimo limite imposto dalla norma citata discendente dal “disconoscimento” proveniente dalla parte “contro” la quale vengono prodotte le rappresentazioni meccaniche della loro “conformità ai fatti o alle cose” in esse rappresentante.

La Corte di Cassazione, sul punto, ha assunto una posizione chiara e ben definita.

In particolare, ha dichiarato che il disconoscimento idoneo a far perdere alle riproduzioni meccaniche la loro qualità di prova non è quello che si basa su una generica contestazione del documento, ma deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendosi concretizzare nell’allegazione di elementi attestati la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta.

Seguendo tale impostazione si assiste a una vera e propria inversione dei ruoli: non deve essere la parte che intende servirsi del messaggio a doverne dimostrare la genuinità, ma la controparte a dover fornire la prova della non conformità all’originale o alla realtà fattuale.

In più, differentemente a quanto previsto per il caso di mancata attivazione della procedura di verificazione della scrittura privata o del suo esito negativo che impedisce l’utilizzabilità in giudizio della scrittura privata, per il caso delle riproduzioni meccaniche di messaggi, la Cassazione ha specificato che, in caso di contestazione, il Giudice potrà verificare la rispondenza all’originale servendosi di altri mezzi di prova, come le presunzioni o le prove testimoniali.

Ora, tornado al caso dei messaggi WhatsApp e alle Email, il Giudice di Pace di Latina ha condiviso, alla luce della superiore giurisprudenza compendiata nella sentenza n. 19155/2019, la tesi secondo cui l’art. 2712 cod. civ. sia applicabile anche alla messaggistica WhatsApp, che, al pari degli  SMS, si avvale per il proprio funzionamento dell’utenza telefonica del mettente e del destinatario. Dunque, anche i Messaggi WhatsApp possono considerarsi come delle vere e proprie prove documentali.

Le regola per i Compact Disc.

Seguendo l’orientamento della Corte di Cassazione sulle “nuove prove documentali”, in una recentissima sentenza del Tribunale di Lecce (n. 1679/2022), si è ancora una volta affrontata la questione del regime probatorio da riconoscere alle nuove forme documentali e, nel caso specifico, di un Compact Disc (“CD”) nel quale la parte aveva riprodotto lo stato dei luoghi e la luminosità naturale presente nel lasso temporale in cui era avvenuto il sinistro stradale oggetto della controversia.

Sulla tipologia della fonte di prova il Giudice di merito ha sostanzialmente seguito l’impostazione ermeneutica fornita dalla Corte di Cassazione dalla sentenza del 2019 e, ancora prima, con la sentenza 1733/2013, che riconosce valore a ogni rappresentazione meccanica dei fatti la cui efficacia probatoria è subordinata all’esclusiva volontà della parte contro la quale esse sono prodotte in giudizio, concretantesi nella non contestazione che i fatti, che tali riproduzioni tendono a provare, siano realmente accaduti con le modalità risultanti dalle stesse”.

Parimenti, riconferma il principio secondo cui il “relativo disconoscimento”, che fa perdere alle riproduzioni stesse la loro qualità di prova e che va distinto dal “mancato riconoscimento”, diretto o indiretto, debba essere “chiaro, circostanziato ed esplicito”.