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PIGNORAMENTO AGENZIA DELLE ENTRATE-RISCOSSIONE: OPPOSIZIONE

Premessa.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione è il soggetto istituzionalmente legittimato a riscuotere, anche coattivamente, i crediti vantati dagli Enti pubblici (Stato, Regione, Comuni, Inps, ecc.) nei confronti dei contribuenti inadempienti. Si pensi all’imposta non versata entro la scadenza prevista dalla Legge o i contributi Inps non versati dal lavoratore.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione è, dunque, autorizzata a compiere tutte le azioni esecutive nei confronti del privato necessarie al soddisfacimento del credito vantato dall’Ente impositore, ma per far ciò occorre seguire precisi step.

  • Innanzitutto, l’Ente impositore deve dare l’incarico di recupero delle somme vantante nei confronti del privato attraverso la trasmissione del ruolo, ossia di un elenco in cui riporta tutti i soggetti e le relative posizioni debitorie pendenti nei suoi confronti. Il ruolo rappresenta il titolo esecutivo in base al quale l’Agenzia è legittimata a riscuotere il debito.
  • Una volta ricevuto il ruolo, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione deve formare e inviare al singolo debitore la cartella di pagamento, ossia un estratto del ruolo in cui sono indicati, nella parte motivazionale, le somme dovute, la natura del debito (imposte, tasse, contributi, sanzioni, ecc.), l’ente creditore, l’anno di riferimento e il ruolo, compresa la data in cui è stato emesso e quando è divenuto esecutivo, nonché il nominativo del soggetto responsabile della procedura di riscossione.
  • La cartella di pagamento costituisce un’intimazione di pagamento che assegna al debitore un termine entro cui versare le somme dovute che varia a seconda della natura del debito (60 giorni per i tributi, 40 per i contributi e 30 per le sanzioni e le multe stradali).
  • Decorso inutilmente il termine di pagamento, senza che il contribuente abbia proposto opposizione contro la cartella di pagamento, l’Agente della Riscossione sarà legittimato ad attivare la procedura di pignoramento per il soddisfacimento coattivo della pretesa. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, qualora non si attivi entro 1 anno dalla notifica della cartella di pagamento, prima di procedere con il pignoramento, dovrà notificare al contribuente un’intimazione di pagamento, sollecitando il versamento delle somme indicate entro 60 giorni dal ricevimento dell’atto. Solo decorso questo termine, l’Agente della Riscossione potrà procedere esecutivamente.

I limiti del pignoramento.

Il pignoramento eseguito dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione incontra dei limiti, in parte differenti rispetto a quelli previsti dal codice di rito civile. Infatti, per quanto riguarda:

  • gli stipendi e le pensioni, i primi sono pignorabili nei limiti di 1/10 se non superano i 2.500 euro, di 1/7 se arrivano a 5.000 euro e di 1/5 oltre questa cifra; mentre le pensioni non sono mai pignorabili al di sotto di mille euro e, per l’eventuale quota eccedente, sono pignorabili nei limiti del quinto;
  • i beni mobili, sono impignorabili se rientrati nell’elenco di cui all’art. 514 codice di procedura civile (come, ad esempio, le cose sacre, l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe, gli animali di affezione, ecc.); mentre, sono relativamente pignorabili, quando non si rinvengono altri beni utilmente pignorabili, i beni strumentali per la coltivazione del fondo o gli strumenti, oggetti e libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore, ma sempre nei limiti di un quinto.
  • i beni immobili, se i debiti accumulati presentano un valore complessivo superiore a 120mila euro, ad esclusione, in ogni caso, della prima casa, se essa è l’unico immobile del soggetto pignorato e nel quale egli ha stabilito la sua residenza effettiva (a meno che non sia di lusso: sono considerate tali le categorie catastali A/1, A/8 e A/9).

Il pignoramento, nel rispetto dei limiti appena esposti, in ogni caso, può essere eseguito solo dopo il decorso del termine per il pagamento intimato con la cartella di pagamento o con l’intimazione di pagamento.

L’opposizione al pignoramento.

Il pignoramento dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione costituisce l’atto finale della procedura di riscossione esattoriale, ma ciò non vuol dire che non vi siano rimedi a tutela per il contribuente per contestare l’eventuale illegittimità dell’azione esecutiva.

Il codice di procedura civile, a tal proposito, distingue due rimedi per opporsi al pignoramento dell’Agente della Riscossione: l’Opposizione all’esecuzione e l’Opposizione agli atti dell’esecuzione.

L’Opposizione all’esecuzione è esperibile contro il pignoramento esattoriale in due ipotesi:

  • quando si contesti l’esistenza del diritto ad agire esecutivamente, ossia qualora si contesti l’esistenza del diritto sotteso alla procedura esecutiva o il suo ammontare. Ad esempio, l’opposizione è esperibile qualora il contribuente ritenga che la pretesa non sussisti più a causa dell’intervenuta prescrizione ovvero per l’estinzione a seguito dell’integrale o parziale versamento delle somme dovute.

In questo caso, bisogna fare attenzione, in quanto ogni atto della riscossione è impugnabile solo per vizi propri nei termini concessi dalla legge. Ciò vuol dire che, nel caso della prescrizione, il pignoramento potrà essere opposto solo qualora l’estinzione del diritto di credito sia intervenuta solo dopo la notifica della cartella di pagamento (o dell’intimazione di pagamento) e prima del pignoramento e non anche qualora sia intervenuta prima della notifica della cartella o dell’intimazione, poiché in questi casi, qualora non vi sia stata tempestiva impugnazione, il credito in essa indicato diviene irretrattabile e definitivo sanando, così, il vizio della cartella o dell’intimazione e facendo partire un nuovo termine di prescrizione.

  • qualora si contesti la violazione dei limiti al pignoramento, ossia qualora l’Agenzia delle Entrate-Riscossione abbia pignorato oltre il limite del quinto ovvero qualora abbia pignorato beni assolutamente intangibili.

L’Opposizione agli atti esecutivi, invece, è proponibile qualora vi siano dei vizi formali inerenti al pignoramento, come, ad esempio,

  1. l’omessa o irregolare notifica al contribuente o al terzo debitore (il datore di lavoro, l’Inps, ecc.) dell’atto di pignoramento;
  2. il mancato rispetto dei termini per il pagamento spontaneo della pretesa indicata nella cartella di pagamento;
  3. l’omessa o irregolare notifica dell’intimazione di pagamento nel caso di azioni esecutive da esperirsi oltre l’anno dalla notifica della cartella di pagamento.

A chi si propone l’opposizione.

Le opposizioni ai pignoramenti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione si propongono mediante Citazione in opposizione innanzi al Giudice dell’Esecuzione del Tribunale Ordinario competente per territorio.. Per gli atti successivi alla notifica della cartella di pagamento, infatti, la competenza non è più delle Corti di giustizia tributaria (ex Commissioni tributarie), tranne che in un caso: qualora si contesti l’omessa o irregolare notifica della cartella di pagamento, sicché il pignoramento costituisca il primo atto con cui il contribuente è venuto a conoscenza delle pretesa tributaria e vi siano eccezioni di merito da solleverai avverso la pretesa stessa. In tal caso, dunque, bisogna impugnare sia il pignoramento, sia l’atto presupposto su cui esso si fonda presso la Corte di giustizia tributaria di primo grado territorialmente competente.