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LE PENALI NEI CONTRATTI DI TELEFONIA

Sedici anni fa, il c.d. Decreto Bersani (D.L. 7/2007) introdusse, in favore dei consumatori, il diritto di cambiare operatore senza dover sostenere costi legati a penali, comunque denominate.

In particolare, l’art. 1, comma 3 ha previsto che il consumatore, nei contratti con operatori di telefonia, pay-tv e comunicazioni elettroniche, possa recedere in qualsiasi momento dal contratto senza sostenere spese non giustificate da costi dell’operatore.

L’Agcom, con la delibera 487/2018/CONS, anche alla luce delle modifiche al Decreto Bersani introdotte con L 124/2017, ha chiarito quali sono i costi effettivamente addebitabili all’utente che intenda cambiare operatore.

I costi sono di tre tipi:

  1. Costi effettivi sostenuti dall’operatore per trasferire o cessare l’utenza
  2. In caso di promozione, la restituzione di sconti goduti sui servizi e sui prodotti
  3. Il pagamento delle rate residue degli apparati o servizi accessori (es. Modem, cellulare, decoder, assistenza plus, ecc.).
I reali costi di recesso addebitabili per legge:
1. i costi legati al trasferimento o alla cessazione dell’utenza.

Il Decreto Bersani stabilisce che le spese relative al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore sono commisurate al valore del contratto e ai costi reali sopportati dall’azienda per dismettere la linea telefonica o trasferire il servizio.

Due sono, dunque, i parametri:

  1. i costi reali sopportati dall’azienda;
  2. il valore del contratto.

I costi reali sostenuti dall’Operatore sono quelli relativi alle operazioni tecniche di dismissione o trasferimento dell’utenza e sono fissi, cioè non dipendenti dal momento in cui il consumatore decide di chiudere il contratto.

Tali costi non sempre sono dovuti. infatti, l’Agcom, consapevole che gli operatori, al fine di scoraggiare l’uscita dal contratto del cliente, potrebbero gonfiare i prezzi di chiusura linea ha stabilito con propria Delibera n. 487/2018/CONS che potrà chiedersi all’utente che recede la somma più bassa tra:

  • i costi effettivamente sostenuti
  • il canone mensile medio (cioè il valore del contratto).

Il valore del contratto rappresenta il prezzo implicito che risulta dalla media dei canoni che l’operatore si aspetta di riscuotere mensilmente da un utente che non recede dal contratto (almeno fino alla scadenza del primo impegno contrattuale che, ai sensi dell’art. 1 comma 3 ter D.L. 7/2007, non può eccedere i 24 mesi).

In ogni caso, il Decreto Bersani stabilisce che le spese sostenute dalla Compagnia devono essere “comunque rese note al consumatore al momento della pubblicizzazione dell’offerta e in fase di sottoscrizione del contratto”.

Grava, pertanto, sull’Operatore l’ONERE DELLA PROVA la conoscenza e l’accettazione delle clausole connesse al recesso, così come confermato dalla recente Ordinanza della Corte di Cassazione n. 10039/2022, in cui è stato affermato che la conoscenza o la conoscibilità devono precedere la conclusione del contratto e non seguirla, nonché che la conoscibilità deve essere collegata alla stipula di uno specifico contratto e non deve intendersi come generica conoscibilità tratta dal sito internet dell’Operatore stesso.

2. la restituzione degli sconto goduti.

Prima dell’intervento del Decreto Bersani e dell’AGCOM, gli operatori, nel caso di recesso anticipato da una promozione, erano soliti addebitare agli utenti gli sconti di cui questi avevano beneficiato, chiedendo il pagamento della differenza pari al canone corrisposto fino al recesso e al canone che, senza lo sconto, l’utente avrebbe pagato sempre fino al recesso.

Tale prassi è stata abolita con l’intervento del Decreto Bersani, il quale all’art. 1 comma 3 ter, ha stabilito che i “… costi
devono essere equi e proporzionati al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta”
. Prima di tale norma, le spese di recesso tendevano a crescere nel tempo fino a raggiungere il loro valore massimo proprio in prossimità della scadenza della promozione, dove l’utente era costretto a restituire tutti gli sconti fruiti durante il contratto, scoraggiando, così, il recesso.

Il principio di proporzionalità alla durata residua della promozione, in altri termini, implica che le spese per la restituzione degli sconti devono tener conto della prossimità dell’esercizio del diritto di recesso alla scadenza della promozione, escludendo che l’utente debba essere costretto a pagare una somma maggiore rispetto a quella che avrebbe corrisposto se non avesse chiuso il contratto.

Ne consegue che l’Operatore può chiedere, per la promozione applicata, una somma pari alla differenza tra:

  • la somma dei canoni che l’operatore avrebbe riscosso qualora fosse stato applicato il prezzo implicito
  • la somma dei canoni effettivamente riscossi dall’operatore fino al momento del recesso.

3. Il pagamento delle rate residue degli apparati o servizi accessori.

Accade speso che, insieme al contratto di fornitura del servizio principale, l’utente acquisti – a rate – dallo stesso Operatore, beni (come, smartphone o router) o servizi (come, la configurazione della linea o l’assistenza tecnica) che sono ulteriori rispetto al servizio principale.

L’AGCom ha ritenuto lesivo del diritto di recesso la prassi degli Operatori di addebitare ai propri utenti il pagamento in un’unica soluzione delle rate residue nel caso di scioglimento anticipato del contratto di fornitura del servizio principale.

Tale comportamento, infatti, non può che incidere negativamente sulla scelta dell’utente di recedere o meno, magari per accettare offerte più vantaggiose, dipendendo, in sostanza, dalle capacità economiche dell’utente di affrontare il pagamento di un importo sicuramente molto più alto rispetto che a quello della singola rata (ciò, ovviamente, tenuto conto del numero delle rate residue).

Per tale ragione, L’AGCom con la Delibera n. 487/2018/CONS ha imposto agli Operatori l’obbligo di concedere sempre agli utenti che decidano di recedere anticipatamente dal contratto di fornitura la facoltà di scegliere se continuare a pagare le rate residue ovvero di pagarle in un’unica soluzione.

Tale costo, a ben vedere, va escluso dalle spese di recesso, in quanto, ad esso estraneo e non pertinente.

Gli obblighi di informazione per il caso del recesso

Con l’intervento della L. 124/2017, il Decreto Bersani si è arricchito di un nuovo paragrafo all’art. 1 comma 3, il quale ha imposto agli Operatori di fornitura di comunicazioni elettroniche di rendere note al Consumatore al momento della pubblicazione dell’offerta e in fase di sottoscrizione del contratto le spese relative al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro Operatore.

In particolare, nei due diversi momenti previsti dal Legislatore, l’Operatore è onerato da adempimenti diversi.

Per la fase di pubblicizzazione dell’offerta, è tenuto a pubblicare nella pagina web trasparenza tariffaria del proprio sito, per ciascuna offerta, le spese che l’utente dovrà sostenere in corrispondenza di ogni mese in cui potrebbe recedere.

Per la fase della sottoscrizione del contratto, invece, deve rendere noto l’utente – sia verbalmente sia attraverso idonea informativa da allegare al contratto – tutte le spese che dovrà sostenere in corrispondenza di ogni mese in cui potrebbe recedere.