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LE BOLLETTE “PAZZE” DI LUCE, GAS E ACQUA

Spesso, molti consumatori ricevono maxi bollette relative a consumi di acqua, luce e gas in cui vengono inspiegabilmente richieste somme altissime rispetto ai consumi ordinari.

Con l’intervento della legge n. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018), il legislatore, al fine di eliminare il fenomeno dei maxi-conguagli, ha deciso di abbreviare il termine di prescrizione per i crediti relativi alla somministrazione di energia elettrica, gas e alla fornitura del servizio idrico, da cinque anni a DUE ANNI (art. 1 comma 4 l. cit.).

Come è possibile?

Le maxi-bollette, dette anche “bollette pazze”, di norma, hanno due componenti: i consumi ordinari e i costi relativi ai conguagli.

I consumi ordinari riguardano le ultime mensilità e, salvo problemi, corrispondono ai costi attesi, invece, i conguagli, che possono riguardare anche più annualità, si riferiscono a consumi precedenti ma non fatturati.

Procediamo con ordine.

Differenza tra consumi rilevati e consumi stimati

Le maxi-bollette nascono dalla necessità delle compagnie di acqua, luce e gas di fatturare i consumi passati che, per ragioni che vedremo più avanti, sono stati calcolati in base ai cosiddetti consumi presunti e cioè stimati da parte del fornitore.

Cosa sono i consumi rilevati

Per consumi rilevati si intende l’insieme dei kWh di energia elettrica (o SMC di gas o m³ di acqua) che vengono consumati in un determinato intervallo di tempo e che corrispondono alla differenza tra due letture: una effettuata alla fine e l’altra all’inizio del periodo di riferimento. Essi equivalgono ai consumi effettivamente realizzati dall’utente.

Un esempio di consumo di energia elettrica (kWh):

La lettura dei consumi in bolletta

Come si determinano i consumi rilevati

Affinché i consumi realizzati dall’utente possano essere calcolati, occorre che gli stessi siano forniti, prima, al distributore locale e, successivamente, al fornitore.

Ciò avviene attraverso la cosiddetta lettura del contatore della luce, del gas o dell’acqua che periodicamente e, a volte elettronicamente, viene effettuata dal distributore o, in alternativa, dall’utente stesso mediante l’autolettura, accedendo al display presente sulla macchina di rilevazione.

In entrambi i casi, il dato numerico viene trasmesso al fornitore, il quale provvede a fatturarlo attraverso l’emissione della bolletta della luce, del gas o dell’acqua.

Solo in questo momento si può parlare di consumi fatturati sulla bolletta per il periodo di riferimento che può essere mensile o bimestrale (come accade con l’energia elettrica).

Cosa sono i consumi stimati

Qualora il fornitore non abbia a disposizione i consumi effettivi perché il cliente non ha proceduto con l’autolettura o perchéil distributore locale non è riuscito ad accedere elettronicamente o fisicamente al contatore, il fornitore è costretto a fatturare i consumi sulla base di una stima presunta dei kWh di energia elettrica (o degli SMC di gas o dei ) consumati fondata sui soli dati storici del cliente, ossia sulla base dei suoi consumi in precedenza effettuati.

Qui nasce il problema delle bollette di conguaglio che possono trasformarsi in maxi-bollette!

Che cos’è la bolletta di conguaglio

Tutti i consumi derivanti da stime saranno poi inevitabilmente oggetto di conguaglio.

Il conguaglio è la differenza tra l’importo totale dovuto (ossia l’importo complessivo dei consumi effettivamente realizzati in un dato periodo dall’utente in base alle tariffe accettate al momento della conclusione del contratto) e l’importo già pagato al fornitore con la prima bolletta cosiddetta di acconto (quella fondata sui consumi stimati!). Tale differenza viene definita saldo.

A questo punto, si possono verificare due situazioni. Il saldo può essere:

  1.  a debito, quando i consumi presunti sono inferiori a quelli rilevati (e cioè letti!),
  2.  a credito, quando i consumi stimati sono inferiori rispetto a quelli effettivamente realizzati dall’utente.

Esempio di saldo a debito:

Importo relativo a consumi effettivi (100€) – importo relativo a consumi stimati (60€)= saldo a debito (40€). L’utente dovrà ancora pagare 40€ al fornitore.

Esempio di saldo a credito:

Importo relativo a consumi stimati (80€) – importo relativo a consumi effettivi (50€) = saldo a credito (30€).

L’utente vanterà un credito di 30€ nei confronti del fornitore.

Solo nel caso di saldo a debito il consumatore potrebbe, ma non necessariamente, ricevere la maxi-bolletta.  Di norma, infatti, le bollette di conguaglio vengono inviate con cadenza annuale, limitandosi ai consumi dell’anno di riferimento.

Altre volte, invece, accade che il fornitore si “dimentichi” di effettuare il conguaglio, inviando al consumatore un’unica bolletta, per l’appunto maxi, che contiene più anni di conguaglio e, quindi, importi spesso molto alti.

Cosa fare nel caso di bolletta “pazza” (ma il discorso vale anche per le bollette ordinarie!)

Quando arriva una bolletta di luce, gas o acqua, prima di procedere al pagamento della somma richiesta, occorre valutare se questa possa ritenersi non dovuta.

In tal senso, interviene l’istituto della prescrizione, secondo cui il diritto del creditore (in questo caso il fornitore) se questo non lo esercita entro un termine stabilito dalla legge.

In passato, i crediti derivanti dalla somministrazione di energia elettrica, gas e acqua, erano soggetti, in virtù dell’art. 2948 n. 4 del Codice civile, alla cosiddetta prescrizione “breve” e cioè quinquennale.

Con l’intervento della legge n. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018), il legislatore, al fine di eliminare il fenomeno dei maxi-conguagli, ha deciso di abbreviare il termine di prescrizione per i crediti relativi alla somministrazione di energia elettrica, gas e alla fornitura del servizio idrico, da cinque anni a DUE ANNI (art. 1 comma 4 l. cit.).

La prescrizione biennale ha effetto nei confronti di:

  • consumatori (utenti domestici),
  •  microimprese (cioè le aziende con meno di 10 dipendenti oppure con un bilancio annuo al di sotto dei 2 milioni di Euro),
  • Professionisti.

Il termine biennale di prescrizione si applica alle fatture la cui scadenza è successiva alla data del 1° marzo 2018 per il settore elettrico, per il settore del gas successiva al 1° gennaio 2019 e per il settore idrico successiva al 1° gennaio 2020 (art. 1 comma 10 l. cit.) e riguardano consumi più vecchi di due anni. Per le fatture emesse e scadute prima di tali date, invece, resta in vigore la regola della prescrizione quinquennale.

Decorrenza della prescrizione

La prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui può essere fatto valere il diritto, ossia dal momento in cui il fornitore, per il tramite del personale tecnico della società distributrice, può eseguire la lettura dei consumi sul contatore.

Il termine, dunque, comincia a decorre dalla data di scadenza del pagamento oppure dal giorno in cui il fornitore avrebbe dovuto leggere i contatori ed emettere il conguaglio e, quindi, non dalla data in cui viene emessa la fattura di conguaglio.

Se invece il fornitore/distributore non ha potuto avere accesso al contatore per causa imputabile al cliente (sua assenza o di contatore all’interno dell’abitazione), la prescrizione decorrerà dalla data in cui sia stata consentita la lettura del consumo del misuratore.