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LA CONTESTAZIONE DELLE “MAXI BOLLETTE”

Accade spesso che nelle bollette per la fornitura di luce, acqua e gas vengano richieste delle somme particolarmente alte. In questi casi, si parla di bollette pazze o maxi bollette proprio perché, rispetto a quelle che normalmente si ricevono, richiedono importi sproporzionati rispetto ai consumi medi.

Ciò di solito accade con le bollette di conguaglio, in cui il fornitore di energia elettrica, gas o acqua procede alla fatturazione dei consumi relativi a periodi precedenti che sono stati contabilizzati su base presuntiva (cosiddetti consumi stimati). A seconda dei periodi presi in considerazione, i conguagli richiesti possono riguardare anche più mesi o addirittura anni e, dunque, trasformarsi in debiti particolarmente pesanti per l’utente.

Cosa fare in questi casi

Prima di procedere con il pagamento, è importante considerare alcuni aspetti.

Il primo, la prescrizione, ossia controllare che i periodi di pagamento richiesti non riguardino consumi passati superiori a due anni rispetto a quando arriva la bolletta di conguaglio.

Il secondo, accertare che i consumi fatturati non siano superiori ai consumi medi dei periodi precedenti. Va rilevato, infatti, che il conguaglio viene effettuato sulla base dei dati storici del cliente, cioè sulla base dei consumi medi fruiti dall’utente nei mesi o nell’anno precedente fondati sulle letture rilevate.

Qualora l’utente ritenga che i consumi fatturati non siano in linea con quelli normalmente effettuati per la stessa utenza, deve chiedere al fornitore o al distributore una verifica del contatore.

Attenzione! La verifica del contatore è un passaggio fondamentale.

L’apparecchio di misurazione dei consumi costituisce lo strumento attraverso cui il distributore locale e il fornitore quantificano i consumi ed emettono la bolletta di pagamento. Se quest’ultimo presenta un malfunzionamento non rilevato il consumatore potrebbe vedersi costretto a pagare per consumi solo apparentemente effettuati.

Nel caso in cui vi sono dubbi circa il corretto funzionamento del contatore, occorre seguire alcune cautele.

Innanzitutto, effettuare dei rilievi fotografici del display e, in secondo luogo, essere sempre presenti al momento dell’eventuale sostituzione. È irregolare, infatti, il cambio del contatore qualora non venga effettuato in contraddittorio con il consumatore intestatario dell’utenza.

L’azione di accertamento negativo del credito

Qualora si ritenga che l’importo richiesto nella bolletta non sia in linea con i consumi normalmente effettuati nei periodi precedenti, soprattutto nei casi di conguagli, e si ritenga che l’eccessività sia attribuibile a un malfunzionamento del contatore, il consumatore può esperire, in caso di infruttuoso tentativo di mediazione, un’azione giudiziaria volta all’accertamento negativo del credito.

Tale azione è un vantaggio per il consumatore, poiché attraverso una pronuncia giudiziaria, può liberarsi dalla pretesa economica del fornitore avvalendosi delle regole sulla ripartizione dell’onere della prova nei contratti di somministrazione, là dove la rilevazione dei consumi sia effettuata mediante lettura del contatore.

Sul punto, è recentemente intervenuta la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 07 luglio 2022 n. 21564, la quale ha stabilito che spetta al fornitore (nel caso concreto, l’ENEL) provare il corretto funzionamento del contatore.

Nei contratti di somministrazione, infatti, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante, anche se convenuto in giudizio con azione di accertamento negativo del credito, l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante.

Se il somministrante ha assolto a tale onere probatorio, il consumatore, ove lamenti l’eccessività dei consumi rilevati, è tenuto a provare, per liberarsi dall’obbligo di pagare il corrispettivo richiesto, che il consumo risultante come elevato, sulla base di un contatore funzionante, è dipeso da cause esterne alla sua volontà e non a lui imputabili.

In altre parole, dovrebbe fornire la prova contraria, ossia che l’eccessività del consumo sia stata dovuta a fattori esterni al suo controllo, che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi.

Però, se a fronte di una contestazione di malfunzionamento l’impresa erogatrice non prova che il contatore funziona regolarmente, cade la presunzione di consumo a carico del somministrato. Di conseguenza, l’utente non potrà essere costretto a pagare le somme richieste per i consumi sproporzionati.