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IL PIGNORAMENTO “DIRETTO” DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE-RISCOSSIONE

Premessa.

In materia di riscossione esattoriale l’art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973 che detta le norme in materia di riscossione delle imposte sul reddito dispone che:

“il concessionario procede ad espropriazione forzata quando è inutilmente decorso il termine di sessanta giorni dalla notificazione della cartella di pagamento, salve le disposizioni relative alla dilazione ed alla sospensione del pagamento”.

L’agente della riscossione procede, dunque, senza che siano necessarie ulteriori comunicazioni.

L’art. 50 comma 2 mitiga questo principio stabilendo che:

“Se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica, da effettuarsi con le modalità previste dall’articolo 26 di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni” (cosiddetto “Avviso di mora”).

Spirato il termine concesso con la cartella di pagamento il debitore, dunque, è assoggettabile ad esecuzione forzata.

Per la riscossione delle somme non pagate, l’art. 49 d.P.R. 602/73 prevede che:

il concessionario procede ad espropriazione forzata sulla base del ruolo, che costituisce titolo esecutivo.

Tuttavia, l’espropriazione deve essere preceduta dalla notifica della cartella di pagamento e, se del caso, dalla notifica dell’avviso di mora.

Il d.P.R. n. 602/1973 prevede – parallelamente alle norme del Codice di procedura civile – tre forme di espropriazione in forma generica, ossia mobiliare, immobiliare e presso il terzo debitore, a per ciascuna di esse detta norme ad hoc.

Una forma peculiare di pignoramento dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione è sicuramente quella presso il terzo debitore che, gergalmente, si definisce “diretta”.

Il Pignoramento “diretto” dell’Agenzia delle Entrate.

Il Pignoramento dei crediti verso terzi è regolato dall’art. 72 bis comma 1 d.P.R. 602/1973.

La forma è quella del pignoramento presso terzi regolato dal Codice di procedura civile, sicché il vincolo di indisponibilità sulle somme dovute dal terzo si realizza a seguito della notifica dell’atto di pignoramento al terzo debitore ma, a differenza del modello civilistico, il pignoramento esattoriale gode di una una particolare forza.

L’atto di pignoramento presso terzi notificato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione contiene, in luogo della citazione all’udienza di assegnazione innanzi al Giudice dell’Esecuzione, l’ordine al terzo di pagare il credito “direttamente” al concessionario, fino a concorrenza del credito per cui si procede, entro 60 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento, per le somme per le quali il diritto alla percezione sia maturato anteriormente alla data di tale notifica.

Il motore del pignoramento “diretto”.

Il motore di questa forma di pignoramento diretto è costituito dall’art. 48 bis d.P.R. n. 602/73, che consente all’Agente della riscossione di avere una preventiva conoscenza dei crediti oggetto del successivo ed eventuale pignoramento.

In che modo? L’art. 48 bis d.P.R. n. 602/73 prevede l’obbligo per gli enti pubblici e per le società a prevalente partecipazione pubblica, allorché debbano procedere al pagamento di crediti superiori a € 5.000,00 in favore dei contribuenti, di verificare, anche in via telematica, se il beneficiario sia inadempiente all’obbligo di versamento dei crediti portati da una o più cartelle di pagamento, per un ammontare complessivo pari almeno a tale importo.

In caso affermativo, gli enti pubblici o gli altri soggetti pubblici (si pensi alle società partecipate dalla Regione che erogano finanziamenti alle imprese) devono sospendere il pagamento e segnalare tale circostanza all’Agente della riscossione (oggi Agenzia delle Entrate-Riscossione) competente per territorio, ai fini dell’attivazione degli strumenti di riscossione delle somme iscritte a ruolo, ossia del pignoramento presso terzi diretto.

Le similitudini del pignoramento diretto con la sua forma “classica”.

La Corte di Cassazione ha delineato la struttura dell’ordine di pagamento diretto, raffrontandola con il modello previsto dall’art. 543 c.p.c. (ossia con il pignoramento presso terzi “classico”).

In particolare, la Corte ha evidenziato che:

  • alla citazione del terzo con l’invito a comunicare la dichiarazione di quantità, si sostituisce l’ordine impartito al debitor debitoris di pagare il credito direttamente all’Agente della riscossione;
  • la totale assenza di un momento apud judicem, stante l’omessa previsione normativa di un’udienza diretta a raccogliere la dichiarazione di quantità del terzo e che si definisca con l’emissione di un’ordinanza di assegnazione delle somme pignorate.

Dall’accostamento del pignoramento esattoriale al procedimento di espropriazione presso terzi previsto dall’art. 543 c.p.c. scaturisce l’estensione di alcune disposizioni codicistiche che risultano compatibili con la peculiare struttura delineata dall’art. 72 bis d.P.R. n. 602/73 e che offrono garanzie di tutela al debitore.

Sono, di conseguenza, applicabili le norme codicistiche che riguardano:

  • la notifica dell’atto di pignoramento al terzo, il quale diviene custode delle somme pignorate, con l’obbligo di mantenere il vincolo sulle stesse ai sensi dell’art. 546 c.p.c.;
  • dalla formulazione letterale dell’art. 72 bis d.P.R. n. 602/73, sussiste per l’Agente della riscossione l’obbligo di notifica dell’atto di pignoramento al debitore;
  • in ordine al contenuto dell’atto di pignoramento, analogamente a quanto previsto dall’art. 543 comma 2 n. 1 c.p.c., secondo cui nell’atto di pignoramento deve essere indicato il credito per il quale si procede, il precetto ed il titolo esecutivo, nell’ordine di pagamento diretto deve essere riportato l’ammontare del credito e le singole cartelle esattoriali su cui si fonda l’azione esecutiva.

La mancanza di tali indicazioni è causa di nullità del pignoramento da far valere con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.

In particolare, la contestazione in ordine all’omessa specifica indicazione, nell’atto di pignoramento, degli estremi delle cartelle di pagamento, sulle quali risulta fondata l’azione esecutiva, non può essere superata sulla base di una presunta fede privilegiata di cui godrebbero le attestazioni contenute nell’atto di pignoramento, in quanto rese dall’ufficiale della riscossione.

Ed infatti, nell’ambito delle competenze di quest’ultimo, occorre distinguere tra l’attività notificatoria che rientra nelle funzioni proprie dell’ufficiale giudiziario, rispetto alle quali egli assume la veste di pubblico ufficiale ed è conseguentemente dotato dei poteri di fidefacienza dall’attività di redazione dell’atto di pignoramento; quest’ultima non rientra fra le attribuzioni proprie dell’ufficiale giudiziario, integrando un mero atto processuale, rispetto al quale deve ritenersi sprovvisto dei relativi poteri.

Differenze del pignoramento “diretto” con il pignoramento “classico”.

L’accostamento del modello procedimentale previsto dall’art. 72 bis d.P.R. n. 602/73 all’espropriazione presso terzi non può comportarne una completa assimilazione.

La peculiare struttura ed il suo ordinario svolgimento in ambito stragiudiziale, rende incompatibile l’applicazione di talune disposizioni normative, che presuppongono la pendenza della procedura dinanzi all’autorità giurisdizionale, cui compete l’adozione dei provvedimenti per la definizione della stessa.

Da ciò deriva:

  • l’irrilevanza dell’avvertimento (previsto dall’art. 492 c.p.c.) della facoltà di eleggere domicilio, stante la natura stragiudiziale della procedura;
  • l’incompatibilità dell’istituto della conversione del pignoramento, ferma la possibilità per il contribuente di avvalersi della procedura di rateazione del debito prevista dall’art. 19 d.P.R. n. 602/73;
  • l’inammissibile dell’intervento di creditori (ex art. 499 c.p.c.), considerato, da un lato, che la procedura esecutiva non pende davanti all’autorità giudiziale e, dall’altro, che il modulo procedimentale disegnato dall’art. 72 bis d.P.R. n. 602/73 contempla la soddisfazione esclusivamente in favore dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
  • sul piano formale, non è necessaria la redazione e la sottoscrizione del pignoramento da un difensore munito di procura ex art. 125 c.p.c., in quanto l’atto può essere redatto da un funzionario dell’ente riscossore, il quale, altresì, è legittimato a rappresentare l’Agenzia delle Entrate-Riscossione nei giudizi dinanzi al Tribunale ex art. 41 del D.l. n. 112 del 1999.