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IL PIGNORAMENTO DELLA PENSIONE DI REVERSIBILITA’

Il pignoramento

La pensione e, più in generale, qualunque credito che il debitore vanti nei confronti di un terzo, sia esso pubblico (come l’Ente previdenziale: INPS) o privato (come il datore di lavoro), può essere pignorato da parte del creditore munito del titolo esecutivo (come una sentenza anche di primo grado o un decreto ingiuntivo) per soddisfare il proprio diritto.

Il pignoramento è un vincolo di indisponibilità che l’Ufficiale Giudiziario pone sul credito vantato dal debitore verso un proprio debitore per la stabile destinazione al soddisfacimento del diritto azionato dal creditore procedente.

Il pignoramento, in sostanza, importa l’indisponibilità materiale e giuridica del credito sul quale ricade da parte del suo titolare (il debitore esecutato).

Il precetto

Prima di poter procedere con il pignoramento, il creditore è tenuto a notificare l’atto di precetto, con cui intima al debitore il pagamento del dovuto entro 10 giorni dal ricevimento dell’atto, con l’avvertenza che, in difetto di pagamento, procederà con l’esecuzione forzata (per l’appunto, con il pignoramento).

L’irregolare notifica dell’atto di precetto o la mancanza di elementi fondamentali può essere fatta valere mediante l’opposizione agli atti esecutivi.

Il pignoramento della pensione

La pensione o, più in generale, i trattamenti pensionistici sono pignorabili ma nel rispetto di precisi limiti stabiliti dal Legislatore.

In particolare, i crediti pensionistici, sono aggredibili nella misura di un quinto della parte del credito eccedente il doppio della misura massima dell’assegno sociale, con un minimo invalicabile di €1000. Tale limite è in vigore dal 22 settembre 2022 ed è stato introdotto dal decreto aiuti bis che innalzato il precedente limite dell’impignorabilità fino all’importo massimo mensile dell’assegno sociale aumentato della metà.

La pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità costituisce un trattamento pensionistico riconosciuto in caso di decesso del pensionato, in misura pari a una quota percentuale della sua pensione diretta, in favore dei familiari superstiti.

Tra i beneficiari vi rientrano:

  • il coniuge, anche se separato o divorziato  (o a condizione che sia titolare dell’assegno divorzile, che non sia passato a nuove nozze e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza che ha pronunciato il divorzio) o l’unito civilmente;
  • i figli minorenni o maggiorenni studenti (fino al compimento dei 21 anni per la scuola o 26 anni per l’università) o inabili al lavoro (a prescindere dall’età);

Se mancano il coniuge e i figli (o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti):

  •  i genitori del pensionato, che al momento della morte hanno 65 anni di età compiuti, non hanno pensione e sono a carico del figlio deceduto;
  • i fratelli celibi e sorelle nubili del de cuius se inabili al lavoro al momento della morte del titolare della pensione e quindi a suo carico.

La quota spettante è pari al 60% per il solo coniuge, all’80 per il coniuge con un figlio e al 100% per il coniuge con due o più figli.

Qualora abbiano diritto alla pensione soltanto i figli (le percentuali variano dal 70% per un figlio, all’80% per due figli e al 100% per tre o più figli) , ovvero soltanto i genitori (le percentuali variano dal 15% per un genitore al 30% per entrambi i genitore) o, ancora, soltanto i fratelli o sorelle (le percentuali variano dal 15% per un fratello o sorella al 30% per due o più fratelli o sorelle).

Di recente, la Corte Costituzionale (9 febbraio 2022) 5 aprile 2022, n. 88 ha ritenuto fondata, in riferimento all’art. 3, comma 1, Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 38 del d.P.R. 26 aprile 1957, n. 818, nella parte in cui non include tra i destinatari ed immediati della pensione di reversibilità i nipoti maggiorenni orfani riconosciuti inabili al lavoro e viventi a carico degli ascendenti assicurati.

La pignorabilità della pensione di reversibilità

Il trattamento pensionistico previsto in favore dei familiari superstiti non rientra espressamente tra i crediti impignorabili e, pertanto, è soggetto alle regole previste, in generale, per i crediti pensionistici.

Pertanto, la pensione di reversibilità è pignorabile nella misura eccedente un quinto del credito eccedente il doppio dell’importo mensile massimo dell’assegno sociale e, in ogni caso, con il limite invalicabile di 1000 Euro, come previsto dal decreto legge c.d. aiuti bis.

Esclusione della pignorabilità della pensione di reversibilità

Il trattamento pensionistico riservato ai familiari superstiti può essere sottratto dalle azioni esecutive dei creditori del defunto attraverso l’istituto della rinuncia all’eredità. Infatti, la pensione di reversibilità spetta anche se l’eredità viene rinunciata dagli aventi diritto, i quali, ove rientrino nelle categorie dei beneficiari, acquistano il diritto alla pensione del familiare superstite iure proprio e cioè per diritto proprio e non per successione, come sancito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 286/1987.