DIFFERENZE RETRIBUTIVE

LE DIFFERENZE RETRIBUTIVE

Cosa sono?

Sono le somme dovute al dipendente per l’attività lavorativa svolta che non gli siano state integralmente o parzialmente corrisposte dal datore di lavoro.

Quali sono?

Le differenze retributive, solitamente, derivano:

  • dalla corresponsione di una retribuzione base inferiore a quella prevista dal C.C.N.L. di categoria;
  • dallo svolgimento di mansioni superiori rispetto a quelle previste dal contratto individuale di lavoro;
  • dalla mancata erogazione della tredicesima e/o quattordicesima mensilità;
  • dal mancato riconoscimento degli scatti d’anzianità;
  • la mancata erogazione del T.F.R. al momento della cessazione del rapporto di lavoro;
  • dal mancato riconoscimento delle ore di lavoro straordinario prestate, dei giorni festivi lavorati o del mancato godimento delle ferie.

Come si richiedono?

Le differenze retributive possono essere richieste attraverso una contestazione scritta al datore di lavoro in cui vanno evidenziate le voci della retribuzione e i relativi importi che non sono stati corrisposti.

Nel caso di rifiuto o di silenzio da parte del datore di lavoro, si potrà agire nei seguenti modi alternativi:

  1. attivare il tentativo di conciliazione (facoltativo) davanti all’Ispettorato territoriale del Lavoro o in sede sindacale (ciò non preclude l’azione giudiziaria);
  2. proporre ricorso per decreto ingiuntivo presso la Sezione lavoro del Tribunale territorialmente competente fornendo una prova scritta del credito, affinché il Giudice del lavoro ordini al datore il pagamento del dovuto, entro quaranta giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo. Il datore di lavoro potrà pagare ovvero proporre opposizione, dando luogo a una
  3. instaurare una causa ordinaria di lavoro.

Come si prova il credito di lavoro?

La lettera al datore di lavoro o il successivo ricorso al Giudice del Lavoro devono indicare precisi elementi a fondamento della pretesa retributiva, come: 

  • il periodo di attività lavorativa;
  • l’orario di lavoro;
  • l’inquadramento ricevuto;
  • la somma complessivamente pretesa;
  • i titoli in base ai quali vengono richieste le spettanze.

Al fine di rafforzare la domanda di pagamento sono fondamentali i conteggi di quanto richiesto da determinarsi attraverso una Consulenza tecnica di parte. A tal proposito, è opportuno avvalersi dell’opera di un Consulente del lavoro.

Per la prova del credito, sono necessari:

  • documenti cartacei, file audio e video, foto e registrazioni delle conversazioni che dimostrino le differenze retributive;
  • testimoni (che abbiano assistito di persona ai fatti in base ai quali si chiede la differenza retributiva, come i giorni in cui si è lavorato, gli orari, le mansioni, ecc.).

Entro quando si prescrive il credito di lavoro?

Di regola, i crediti derivanti dalle prestazioni periodiche si prescrivono in 5 anni (retribuzione e T.F.R.) decorrenti dalla data di cessazione del rapporto di lavoro (come stabilito dalla recente sentenza 6 settembre 2022 n. 26246 della Corte di Cassazione). Durante il rapporto, dunque, il lavoratore non deve sentirsi costretto a richiedere gli elementi retributivi spettanti per timore che sopraggiunga la loro estinzione per prescrizione, se nutre il timore di possibili ritorsioni da parte del datore di lavoro che, in ogni caso, costituiscono condotte civilmente e penalmente rilevanti.

I crediti, invece, di natura non retributiva (esempio, diritto alla qualifica superiore) e quelli derivanti da responsabilità contrattuale (omissione contributiva, demansionamento, etc.) si prescrivono in 10 anni, sempre decorrenti dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Attenzione! La regola del differimento del termine di prescrizione per i crediti retributivi non vuol dire che durante il rapporto di lavoro gli importi dovuti non possano essere chiesti, anche giudizialmente, al datore di lavoro, ma solo che il lavoratore può scegliere se chiedere la differenza retributiva durante il rapporto o entro 5 o 10 anni dalla sua estinzione.

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